| 04 Gennaio 2010
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Uomini e Donne -
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Non c'è pace per il dibattutissimo punto 'G', oggi al centro di uno studio pubblicato sul 'Journal of Sexual Medicinè che ne sconfessa l'esistenza. Per chi è balzato agli onori della cronaca per averlo addirittura fotografato, l'italiano Emmanuele Jannini, ricercatore e docente di sessuologia medica all'università dell'Aquila, lo studio britannico ha ben poco di scientifico. «Siamo lontani - assicura l'esperto all'ADNKRONOS SALUTE - dalla scienza. Si tratta infatti di uno studio su gemelle, che più che accertare l'esistenza del punto 'G' sembra documentare come le gemelle raccontano e riportano l'esperienza dell'orgasmo», afferma critico. In particolare, la ricerca londinese «si basa sul costrutto che le gemelle omozigote», ovvero geneticamente 'identichè, «siano dotate o meno del punto G allo stesso modo, proprio perchè omozigote». Ma lo studio britannico dimostra il contrario, giungendo dunque alla conclusione che quella del punto erogeno è un'idea soggettiva piuttosto che una caratteristica 'fisiologicà. Continua a non pensarla così Jannini, l'esperto che ha dimostrato, prove scientifiche alla mano, l'esistenza del punto 'rosà che consente di provare picchi massimi di piacere. A prova del suo scetticismo, Jannini punta il dito su alcuni aspetti deboli, almeno a suo avviso, dello studio londinese. «Non è detto che il punto 'G' abbia un'origine genetica - spiega - e non sia piuttosto legato a una differente esposizione agli ormoni durante la vita fetale, diversità che può sussistere anche tra gemelli. A maggior ragione considerando che il clitoride è tra gli organi più sensibili al testosterone». A ciò il sessuologo aggiunge un altro tassello che induce a sollevare dubbi sulla ricerca 'made in London'. «Molte donne - spiega - non sanno nemmeno di avere il punto 'G', semplicemente perchè nel corso del tempo non hanno trovato la 'chiavè per sperimentarlo. Si tratta, infatti, di un particolare anatomico complesso: non stiamo certo parlando di una mano o di un piede. A mio avviso manca, nello studio britannico, una valutazione delle esperienze soggettive: le gemelle non hanno certo condiviso lo stesso partner per poter giungere alle conclusioni a cui approda questa ricerca». Quel che è certo è che dubbi, perplessità e polemiche sull'esistenza della famigerata zona del piacere femminile non sono destinati a placarsi. «A breve - conferma infatti Jannini - quella stessa rivista che ha pubblicato lo studio del King's College di Londra ospiterà un dibattito sul tema, dando spazio alle tesi di chi è a favore e chi è contrario all'esistenza del punto 'G'». Jannini lo aveva fotografato nel febbraio 2008, identificandolo - attraverso ecografia transvaginale - in un inspessimento della parete tra uretra e vagina, comune a quelle donne che dichiaravano di aver provato orgasmi vaginali. "NON ESISTE, SOLO UN MITO" Ricerca fallita, mito infranto: il punto G non esiste, affermano gli scienziati del King's College di Londra (Gb), che gli hanno dato la caccia intervistando 1.800 donne e giungendo a una conclusione per molti, e soprattutto per molte, deludente. Come scrivono sul 'Journal of Sexual Medicinè, il fulcro del piacere femminile sarebbe semplicemente frutto dell'immaginazione umana, un mito propagandato dalle riviste e da alcuni terapisti. Il punto Graefenberg, o punto G, è stato chiamato così in onore del ginecologo tedesco Ernst Graefenberg, che lo descrisse per la prima volta oltre 50 anni fa come un'area, posta a 2-5 centimetri dall'entrata del canale vaginale, particolarmente sensibile alla stimolazione sessuale. Recentemente, proprio in Italia, nuove ricerche sembravano aver reso possibile individuarlo utilizzando gli ultrasuoni. Ma la più grande indagine scientifica mai effettuata sullo 'scottantè argomento, sembra confutare queste e tutte le altre teorie finora vigenti sul mito numero uno dell'anatomia femminile. Eppure Beverley Whipple, sessuologa sostenitrice della reale esistenza del punto G, definisce questa ricerca imperfetta, sia per la composizione del campione, sia perchè non sono stati presi in considerazione gli effetti di differenti partner sessuali, che utilizzano diverse tecniche 'amorosè. Tim Spector, coautore dello studio, sottolinea: «anche se molte donne pensano il contrario, abbiamo rilevato che è impossibile trovare tratti realmente riconducibili al punto G». E finalmente, ed ecco il lato positivo di tutto ciò, «coloro che sanno di non averlo, non si dovranno più sentire inadeguate».| < Prec. | Succ. > |
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