1. Vacca volante
Una volta, in una strada americana (quelle lunghe nei deserti), una vacca è stata colpita da un fulmine e, dopo essere decollata, è atterrata sulla macchina di un ignaro americano che stava tornando a casa...

2. Ratto affamato
Un fiorista di Roma che aveva necessità di defecare entrò nel proprio bagno del negozio, si tirò giù calzoni e mutande, e si mise a sedere sul water. Prima che potesse dare inizio all'evacuazione, sentì un intenso dolore ai testicoli... un grosso topo glieli avrebbe addentati, dopo aver risalito il collettore che collegava la tazza al condotto fognario. Per fortuna gli sono rimasti attaccati!

3. Bottiglie anti-pipì
Da alcuni anni, probabilmente grazie a un curioso passaparola, ha fatto la sua comparsa, prima nei paesi lungo i muri delle case, poi sotto i portici e sui marciapiedi delle grandi città, una variegata e antiestetica selva di bottiglie di plastica piene d'acqua. Ad ascoltare quelli che le hanno collocate, eviterebbero che i gatti, o i cani, si soffermino a fare pipì. Sono in molti pronti a giurare sull'efficacia del metodo. Anche se le ragioni restano sovente vaghe, le più ricorrenti sono che i cani, specchiandosi sulle bottiglie, si allontanerebbero per paura; che i padroni avrebbero paura che si tratti di acqua avvelenata; che i cani avrebbero paura delle ombre proiettate dalle bottiglie; che i padroni le vedrebbero e capirebbero che in quel punto non devono far fare la pipì ai loro animali; che i cani si avvicinerebbero alle bottiglie per fare pipì, e alzando la gamba le farebbero cadere a terra, e a questo punto scapperebbero spaventati; che gli animali avvertirebbero, al contatto con le bottiglie, una leggera scossa elettrica che li allontanerebbe; e così via. Eppure non esiste alcuna interpretazione scientifica che avvalori l'efficacia delle bottiglie. Anzi, abbiamo testimonianze del contrario: cani e gatti sorpresi a far pipì proprio sulle bottiglie che avrebbero dovuto allontanarli. Questa storia è diffusa, oltre che nel nostro Paese, anche in Spagna e in Argentina; e a metà degli anni '80 nel mondo anglosassone si era diffusa l'usanza di disporre bottiglie di plastica piene per metà di acqua nei prati, per lo stesso motivo, e la voce si era diffusa negli USA, in Canada, in Giappone, in Australia e in Nuova Zelanda.

4. Lavatrice per gatti
Una tizia in America ha chiesto un rimborso per le cure mediche che ha dovuto fare al proprio gatto al costruttore della propria lavatrice, perché sulle istruzioni non c'era scritto che gli animali non possono esservi lavati.

5. Asciugatoio per gatti
Analogamente, sempre negli USA, una signora ha chiesto e ottenuto un risarcimento per i danni psicologici subiti in seguito alla morte del proprio gatto, che aveva messo ad asciugare nel forno microonde, ignara del fatto che non si possono asciugare animali nel microonde.

6. Il topocane
Anni fa, studentazzo a Pisa, passavo le sere estive sulle spallette dell'Arno a guardare i ratti che leccavano le coppette di gelato gettate di sotto dagli accaldati pisani. In una di queste nottate, dopo una robusta bevuta di rosso di Montalcino, io e altri due amici vedemmo attraversare l'Arno da un esemplare di ratto mostruosamente lungo: era di circa un metro e mezzo, e lanciammo un urlo da svegliare la città alle tre del mattino. Questa visione ce la siamo portata avanti per parecchio tempo; ovviamente nessuno ci credeva e attribuivano al rosso l'improbabile avvistamento. Qualche tempo dopo ci ritrovammo sulla stessa spalletta, stavolta alle dieci di sera, con la massa di pisani e studentazzi a prendere il fresco. E questa volta la visione fu più chiara, c'erano i lampioni ancora accesi e non avevamo bevuto. Urlammo (di gioia!) alla vista del topocane, che attraversava in senso orizzontale l'Arno venendo verso di noi. Tutti guardarono la strana bestia e i testimoni stavolta furono moltissimi. Noi continuavamo a urlare come ossessi "Il topocane! Il topocane!". Un ragazzo seduto accanto a noi rideva; si avvicinò e ci disse: "Ma che topocane, imbecilli; quella è una nutria. Io sto sull'Arno tutte le sere con i canottieri e le vediamo ogni tanto. Non è neanche parente né del topo né del cane". Fu il crollo di quella che poteva essere una grande leggenda metropolitana.

7. Ragni velenosi
A un giovane single inglese viene regalata una pianta tropicale proveniente dall'Africa. I primi sospetti iniziano quando la pianta sembra muoversi e produrre dei mugolii a ogni annaffiatura. Il tizio chiama un amico botanico che gli chiede di leggere il nome sull'etichetta della pianta e poi, con molta calma, lo invita a chiamare i Vigili del Fuoco e ad attendere in un'altra stanza. Arrivano i vigili bardati stile Ghostbusters, sigillano la stanza, la bonificano e portano via la pianta in un contenitore a chiusura ermetica. Morale: la pianta apparteneva a una partita arrivata dall'Africa senza controlli e conteneva tra le radici il nido di un ragno piccolo e molto velenoso; sarebbe stato rischioso anche il solo contatto con la pianta o con i suoi eventuali parassiti che, secondo una versione successiva, avrebbero favorito la trasmissione del virus dell'AIDS. Il tizio a cui sarebbe capitata la storia è il vero cugino inglese di un mio amico che abitualmente non racconta frottole, e giura che la stessa cosa è capitata anche ad altre persone in Inghilterra, tanto da convincere la stampa a diffondere comunicati di allarme per quel tipo di pianta.

8. Vipere dal cielo
Pare che in provincia di Cuneo qualcuno si diverta a buttare vipere vive, racchiuse in borse di nylon, dall'elicottero, tanto che i coltivatori recandosi nelle vigne trovano le borse appese ai filari. Secondo alcuni, questi lanci sono opera di qualche associazione ecologica avente come scopo il ripristino dell'equilibrio ambientale della zona, secondo altri, invece, i responsabili sono i Verdi o il WWF, intenzionati a convincere i cacciatori a desistere dalle loro attività venatorie. La storia è vera ma un po' esagerata: pare sia una mossa degli ambientalisti per nutrire uccelli rapaci tipo poiana e gipeto. La gente si lamenta parecchio perché distruggono sistematicamente i campi, e di qui la storiella, nata in Francia negli anni '70.

9. Il ratto delle Maldive
Un signore è stato alle Maldive e ha portato in Italia un gattino. Lasciatolo solo per un paio di giorni con un cagnolino, una volta tornato a casa ha trovato il cane morto e mezzo mangiato. Aveva portato a casa il voracissimo ratto delle Maldive!

10. Alligatori nelle fogne
Sembra che due alligatori furono buttati da piccoli nel gabinetto da qualche eccentrico che li aveva importati dall'Africa quand'erano piccoli, li aveva allevati, ma poi, diventati grandi, si era pentito... Fatto sta che si sarebbero sviluppati nelle fogne, e ogni tanto salterebbero fuori per azzannare qualche malcapitato. Inoltre i suddetti lucertoloni, vivendo in simili ambienti, avrebbero subito una mutazione genetica (che in condizioni normali si sviluppano nell'arco di secoli o millenni) che li avrebbe resi ciechi e bianchicci, quando non fluorescenti. Sarebbero presenti in tutte le più grandi città del mondo: New York, Londra, Parigi, Milano, ecc..

11. Come ti depilo il maiale
Sapete come depilano i maiali i contadini, per farne salumi? Prima gli infilano un tubo collegato a una bombola di aria compressa nel sedere, e poi aprono il rubinetto; il maiale si gonfia e il contadino brucia tutti i peli con una fiamma. Si aggiunge che un genione di contadino, non avendo aria compressa, avrebbe usato una bombola di gas metano, e avendo il maiale alcuni piercing, quindi qualche buco sulla pelle, al momento della bruciatura dei peli sarebbe esploso a causa di una fuoriuscita di gas, uccidendo il contadino...

12. Gatti suicidi
Dopo che un'anziana signora inglese è stata sfrattata dal suo appartamento londinese si sarebbe verificato un fatto assai curioso. La signora, che risiedeva all'ultimo piano dello stabile, soleva nutrire con grande prodigalità la combriccola di gatti randagi che bazzicava i tetti del palazzo, fino a farli diventare tutti molto in carne; ora, dopo lo sfratto della donna, pare che gli ingordi felini, vedendo che il loro sovrabbondante nutrimento giornaliero veniva a mancare, si siano gettati dal tetto tutti insieme, in preda a un istinto suicida, colpendo peraltro alcuni passanti, che avrebbero riportato lievi ferite.

13. Il pesce-siluro
Da bambino per me era un passatempo attaccare bottone con i pescatori con le consuete domande sull'esito delle loro fatiche, per poi trascinare il discorso sul temibile pesce predatore, il pesce-siluro. Tutti concordano nell'attribuire al pesce-siluro una velocità strabiliante e un'origine esotica; importato dalla Russia o dal Sud America nei laghi della nostra zona perché considerato un pesce di carne pregiata e di sviluppo prodigioso, si sarebbe poi rivelato un danno per la pesca in quanto voracissimo di altri pesci e addirittura capace di attaccare l'uomo, secondo alcuni azzannandolo, secondo altri fulminandolo con una scarica elettrica. I pescatori della zona avrebbero scatenato una vera e propria caccia al siluro, per avere di nuovo laghi accettabilmente pescosi e soprattutto per mettere al sicuro i bagnanti dalle incursioni del predatore. Di questo pesce sarebbero dunque rimasti pochi esemplari (di solito uno per lago), enormi, vecchissimi e praticamente invincibili: astuti nello sfuggire agli ami, abilissimi nel nascondersi fra le alghe del fondo melmoso del lago... Insomma, le prede più ambite di ogni pescatore degno di questo nome.

14. Contrabbando di piccioni
Si dice che arriverebbero soprattutto col buio della notte. Nelle campagne piemontesi sono in molti a riferire di aver visto scomparire in lontananza qualcuno (o qualcosa) colpevole di averne introdotti di nuovi. Furgoni, grandi autocarri, TIR addirittura, targati perlopiù Venezia, ma anche Milano, scaricherebbero centinaia o addirittura migliaia di colombi, che all'alba inizierebbero felici a fare strage di granoturco e a imbrattare case e monumenti.

15. Tre desideri
Marisa, laurea in lettere con 110 e lode, non ha dubbi: se ora è dottoressa il merito è tutto di quell'ammasso gelatinoso di colorito bruno che puzza incredibilmente, meglio noto come "pianta egiziana". Siamo agli inizi del 1994, quando nel nostro Paese è sbarcata la soluzione che avrebbe permesso a tutti di far diventare finalmente realtà "tre desideri impossibili". Come? Innanzitutto bisogna procurarsi la pianta da chi ce l'ha già; poi basta seguire attentamente le istruzioni scritte su un foglietto. Attenti però, ogni domenica, la pianta "partorisce": è sufficiente staccare la pellicola superiore e consegnarla a chi si vuole bene. Alla conclusione del ciclo, la terza domenica, occorre estrarre la "madre" dal torbido liquido e farla asciugare in un panno; lei si seccherà, prendendo le sembianze di una foglia o una pietra che sarà "fonte di energia cosmica". Piegata dal ricatto superstizioso, l'Italia intera è stata in breve infestata da orde di mucillagini affamate di tè. Ma cos'è realmente questa "pianta egiziana", da altri conosciuta come "alga giapponese"? A sentire gli esperti non sarebbe né una pianta né un'alga, ma una densissima colonia di microrganismi composta in particolare da una specie ben nota di batteri, l'acetobacter xylinum, e di diverse specie di lieviti. E pensare che, a dar retta ad altre fonti e ad alcuni salutisti, la pianta egiziana, che in realtà si chiamerebbe "kombucha", sarebbe la panacea di tutti i mali; ma non per intercessione di energie cosmiche, bensì per le sue (presunte) proprietà curative e rinforzanti. In effetti, un ospite molto simile alla pianta egiziana era già entrato nelle nostre case negli anni '50: si tratta del famoso "fungo cinese", anche lui era coltivato nel tè e si riceveva in dono da amici e parenti.

16. Cagnolino dal Messico
Una donna in vacanza in Messico durante una delle sue avventurose escursioni si imbatte in un cucciolo di cane dal musetto dolce che subito la intenerisce, e dopo non molto tempo, notando che nessuno ne rivendica la proprietà, decide di adottarlo con grande felicità. Inizialmente lo porta con sè in albergo, ma come si sa le vacanze non durano mai in eterno, e così, giunto il giorno del rientro a casa, decide di nasconderlo furtivamente nel bagaglio per poterlo esportare illegalmente nel proprio Paese. Una volta a casa, sfamatolo e ripulitolo per bene, sente l'affetto per questo tenero nuovo amichetto sempre più forte, e quando una mattina nota che il cagnolino ha del muco intorno agli occhi e della bava alla bocca, ricorre immediatamente alle cure veterinario. È proprio nell'ambulatorio che la attende una tragica sorpresa, perché, messa spalle al muro, è costretta a confessare la provenienza dell'animale, scoprendo per bocca del medico che il cucciolo tanto amato non è assolutamente un cane, bensì un comunissimo e volgarissimo topo di fogna messicano, oltretutto in fin di vita. Ormai nulla può più consolare la donna, neanche sentire che non è la prima volta che un animale di questo tipo viene scambiato per un altro (cane, gatto, ecc.), specialmente in Messico.

17. Serpentoni a passeggio
Gli avvistamenti, veri e presunti, si susseguono nella zona che sta tra il capoluogo e il quartiere Croce. Un serpente mai visto, lungo un metro e mezzo, con un diametro che sfiora gli otto centimetri, di colore argenteo e con una lunga striscia irregolare di colore verdastro lungo tutto il corpo (quasi una roba da foresta tropicale) pare si aggiri nella campagna alla periferia di Castel d'Aiano. Una delle tante leggende metropolitane estive, o c'è qualcosa di vero? Viene subito in mente la leggenda del "magalasso", un enorme biscione che, in altri tempi, terrorizzò il modenese, cantata qualche anno fa dai Modena City Ramblers con Paolo Rossi. Almeno due degli avvistamenti paiono comunque essere del tutto attendibili, specialmente il primo, avvenuto nelle vicinanze di una casa al Serretto, con tre testimoni richiamati dall'abbaiare dei cani e rimasti ammutoliti di fronte prima al confronto incruento con gli animali, poi ai lenti movimenti con cui questo bestione a sangue freddo si sarebbe dileguato nella vegetazione. I racconti sono dettagliati e, anche se le misure sono variabili a seconda delle versioni (in particolare il diametro, riportato coi pollici e gli indici a simulare un cerchio, con centimetri di conseguenza molto "elastici"), tutti concordano su un fatto: "Mai visto niente di simile". Qualcuno ha provato a cercare nelle zone di avvistamento, ma senza alcun risultato, e nessuno dei testimoni è mai riuscito a fare una foto: un vero e proprio mistero.


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