• L’Italia federale del matrimonio del “migliore amico”

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  • Il cappello della Chiesa sulle vittime della Costa Concordia

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  • California, il divieto ai matrimoni omosessuali è dichiarato incostituzionale

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  • Dopo una lunga diatriba, la massima autorità islamica del Paese non ha bandito il “Kopi Luwak”, caffé ottenuto da chicchi parzialmente digeriti dagli zibetti. Una delle bevande più care al mondo.

    Il Consiglio degli Ulema indonesiani – la maggiore autorità religiosa musulmana del Paese – ha deciso di autorizzare il consumo del caffé più caro del mondo, il “Kopi Luwak”, malgrado sia ottenuto da chicchi ingeriti, parzialmente digeriti e quindi defecati da un piccolo mammifero, lo zibetto o “gatto civetta”.

    Da anni nel mondo musulmano va avanti il dibattito sul consumo di questa bevanda, considerata, dall’ala più intransigente come “haram”: proibita in senso religioso e quindi impropria al consumo. Ma al termine della riunione plenaria, il Consiglio ha deciso di non pubblicare la fatwa che vieta la somministrazione del “caffé delle civette” ai musulmani.

    “Dopo una lunga discussione, abbiamo deciso che bere il caffè luwak non è peccato”, ha dichiarato Ma’ruf Amien, il presidente della più alta autorità religiosa del paese. “Non è vietato perché i chicchi di caffé vengono passati sotto l’acqua per togliere le tracce di escrementi”, ha precisato.

    Il “luwak” è prodotto dagli zibetti, piccoli mammiferi simili alle faine, che si nutrono di chicchi di caffè. Ma non li digeriscono completamente e vengono espulsi, dopo essere fermentati, in modo naturale. Una volta seccate e torrefatti, vengono utilizzati per preparare un caffé meno amaro della bevanda tradizionale e con un gusto caramellato al cioccolato.

    Nel mondo, ogni anno, si producono appena 200 chili di caffè luwak; il prezzo oscilla tra i 400 e i 500 euro al chilo. Lo zibetto, tra l’altro, era salito agli onori della cronaca anche qualche anno fa: animale estremamente comune in Asia, è stato uno dei principali vettori della terribile Sars.



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