| 11 Febbraio 2010
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STRANO MONDO -
Storie da Fedeluomini
Una richiesta di “trasparenza e responsablità” è stata formulata dalla
Rete Laica di Bologna, di cui fa parte anche il circolo UAAR felsineo,
nei confronti della locale arcidiocesi. Un comunicato stampa
si è soffermato sul caso di un prete, accusato di molestie sessuali su
bambine da tre a sei anni e già condannato in primo grado a 6 anni e 10
mesi di reclusione. Il “muro di gomma” delle gerarchie ecclesiastiche,
rilevato anche dalle autorità inquirenti, impedisce sinora di sapere
dove si trovi attualmente il sacerdote, se continui a svolgere
un’attività educativa a contatto con i minori, se vi siano stati altri
casi del genere; si lamenta altresì che la Curia non abbia ancora
pagato i risarcimenti stabiliti dal tribunale. La Rete, nel denunciare
il comportamento “omertoso” della Curia, chiede che di questa vicenda
si tenga conto, “quando si andrà a discutere del possibile rinnovo
della convenzione tra il Comune e le scuole private cattoliche”. Il
coordinatore del circolo UAAR di Bologna, Roberto Grendene, si è
tuttavia definito “sbigottito” per il fatto che l’avvocato della parte
lesa si sia rammaricato pubblicamente non tanto delle violazioni sul piano giudiziario, bensì di quelle sul piano “pastorale”.
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