| 08 Gennaio 2010
Posted in
STRANO MONDO -
Storie da Fedeluomini
Tre chiese cattoliche sono state il bersaglio di attacchi incendiari la scorsa notte alla periferia di Kuala Lumpur, in Malaysia, Paese in maggioranza musulmano. Uno delle chiese è stata incendiata e gravemente danneggiata, sulle altre due sono state lanciate bombe Molotov che però non hanno provocato nessun problema serio. «Prendo molto seriamente gli avvenimenti di questa notte», ha detto nel corso di una conferenza stampa il ministro degli Interni Hishammuddin Hussein. Il capo della polizia, Musa Hassan, ha garantito il dispiegamento di forze per proteggere la sicurezza delle chiese in vista di manifestazioni annunciate da gruppi musulmani. Dietro gli attacchi, la polemica scoppiata in questi giorni sul diritto dei cattolici di scrivere la parola «Allah» dopo che l'alta corte malese ha sospeso l'autorizzazione accordata a un quotidiano cattolico locale di utilizzarla. La settimana scorsa la stessa alta corte aveva concesso all'Herald Weekly, questo il nome della pubblicazione cattolica locale, il diritto di utilizzare la parola «Allah» ma l'ha revocato dopo che il governo malese ha denunciato il rischio di tensioni interreligiose in un Paese a maggioranza musulmana. Il governo si è basato su una decisione dell'alto consiglio nazionale delle «fatwa» (decreti religiosi islamici) che risale al maggio 2008 e stabilisce che la parola «Allah» può essere utilizzata in Malaysia dai soli musulmani. Padre Lawrence Andrew, direttore dell'Herald Weekly - che ha una tiratura di circa 14mila copie alla settimana in quattro lingue - ha denunciato una campagna intimidatoria ai danni del suo settimanale condotta attraverso una serie di 'attacchì via internet. I cattolici in Malaysia sono circa 850mila, i musulmani rappresentano il 60% della popolazione.| < Prec. | Succ. > |
|---|























