• Assemblea condominiale in parrocchia

    Fabio Barbieri* Per un condomino non credente, più noiosa di un’assemblea condominiale ci può essere soltanto un’assemblea condominiale che si tiene in parrocchia. In questo caso, all’usuale tedio connaturato all’evento si aggiungerebbe l’ulteriore afflizione del dover metter piede in suolo[…] fonte | UAAR Ultimissime 7 02 2012 | 1:09 pm


  • Francia, l’eutanasia nel programma elettorale di Hollande

    Il candidato socialista alle elezioni presidenziali francesi, François Hollande, ha inserito nel suo programma elettorale il diritto all’eutanasia. Una delle sessanta proposte da lui presentate promette infatti che “ogni persona maggiorenne in fase avanzata o terminale di una malattia incurabile[…] fonte | UAAR Ultimissime 7 02 2012 | 11:24 am


  • Polonia, niente tv digitale per Radio Maryja

    Per chi non lo sapesse, l’emittente polacca Radio Maryja è ben peggio dell’omonima radio italiana. Accusata quotidianamente di antisemitismo, persino l’ex segretario di Wojtyla ne dovette prendere le distanze. Benedetto XVI la giudica forse un po’ diversamente, visto che cinque[…] fonte | UAAR Ultimissime 7 02 2012 | 10:15 am


  • Le “Women on Waves” fanno infuriare Diesel

    Women on Waves ne ha combinata un’altra. L’organizzazione olandese che promuove la liberalizzazione delle interruzioni di gravidanza, nota per i suoi blitz via mare (come quello a Valencia), ha realizzato una finta ma plausibile pubblicità della Diesel, in cui campeggia[…] fonte | UAAR Ultimissime 7 02 2012 | 9:33 am


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    Nel 2008 il Vaticano aveva bocciato la proposta francese di depenalizzare l’omosessualità. Alla fine del marzo scorso 83 paesi hanno presentato una risoluzione contro le discrimiazioni fondate sull’orientamento sessuale. E la Santa Sede si è  nuovamente opposta.

    Il diritto di omofobia

    L’arcivescovo Silvano Tommasi, dell’Osservatorio Permanente del Vaticano all’ONU, ha addirittura cercato di rovesciare la frittata denunciando come «violazione dei diritti umani fondamentali» gli attacchi contro gli omofobi che, a sentir lui, esprimono «pareri del tutto normali basati sulla natura umana». E’ nota del resto la reiterata omofobia della Chiesa, sfociata nel razzismo quando Ratzinger definì «non ingiusta» la discriminazione di insegnanti o istruttori sportivi in base all’orientamento sessuale (Lettera sulla cura delle persone omosessuali, 1993), o che spinse Bertone, lo scorso anno, a confondere l’omosessualità con la pedofilia. E ancora oggi è radicata, non solo nella Binetti, l’idea dell’omosessualità come malattia: appena nel febbraio scorso il vicario del Tribunale ecclesiastico della diocesi di Genova, monsignor Paolo Rigon, dichiarò che «non si nasce omosessuali» ma l’omosessualità è «indotta»  e va «curata», prendendola dall’inizio, prima che sia «incancrenita».

    Contro natura?

    A fondamento dell’omofobia cattolica vi è l’idea che i rapporti omosessuali siano “contro natura” tanto che, asseriva Giovanni Crisostomo, gli animali «non conoscono questo tipo di amore». Purtroppo per la Chiesa, le nostre conoscenze sono progredite dal IV secolo ed è ormai pacifico che «in natura esistono animali omosessuali» mentre «a dover caso mai essere catalogato con il terribile appellativo di comportamento contro natura, è invece la castità volontaria» dato che «finora non sono stati riscontrati animali non in cattività che la pratichino» (Daniele Raimondi, “Contro natura”: un’arma a doppio taglio, Cronache laiche, 28 marzo 2011).

    Ma se, nonostante questo, l’opinione della Chiesa non muta è per una ragione più profonda, che traspare anche dalle parole  del teologo “progressista” Vito Mancuso.

    Intervistato sulle dichiarazioni di Rigon, Mancuso ha risposto: «La causa dell’omosessualità dal punto di vista della fisiologia umana è indubbiamente una difformità. Se siamo venuti al mondo è per il maschile che si unisce al femminile, anche nel mondo animale e vegetale. Ma per quanto riguarda le cause di questa difformità, a quanto ne sappia io, nessuno ha le idee ancora chiare». (La Repubblica, 26 febbraio 2011). E prosegue spiegando che accanto all’ipotesi dell’omosessualità come malattia, c’è chi ipotizza per questa «difformità» una causa «genetica» o «sociale».

    Sesso=procreazione:

    Mancuso trova dunque incauto Rigon, quando  stabilisce una sola causa certa per l’omosessualità ma concorda con lui nel ritenerla una difformità essendo, come direbbe Ratzinger, «chiusa alla vita». Pari pari come il vecchio Tommaso d’Aquino, che definiva contro natura «ogni coito dal quale non possa risultare generazione» (Super ad Romanos, c. 1, 149). Al fondo vi è sempre l’idea che il piacere sessuale sia legittimo e non “difforme” solo se è goduto dentro un rapporto a due, per di più etero e finalizzato alla riproduzione.

    Ma si tratta di un’idea priva di qualsiasi fondamento logico, anzi contradditoria e insostenibile per gli stessi cattolici. Perfino due eterosessuali che si accoppiano in piena conformità ai dettami ecclesiastici, raggiungono lo scopo procreativo due-tre-dieci (!) volte, a dir tanto, su centinaia o migliaia di rapporti fra loro. Metti pure che per un certo numero di altri si possa dire che erano mossi dalla speranza di “farcela”. Ma tutti gli altri in cui l’uomo è sterile o la donna infeconda, in menopausa etc.? Sono rapporti «chiusi alla vita» tanto quanto un rapporto omosessuale, un rapporto orale, sodomitico ecc. fra due etero o l’autoerotismo. Tanto è vero che gli antichi padri della Chiesa dicevano:  « finché resta la speranza della figliolanza… può essere seguito il desiderio di avere un rapporto sessuale. Ma per i coniugi anziani… essi si astengono dall’avere rapporti» (Ambrogio, Esposizione del Vangelo secondo Luca); «la pudicizia coniugale… non permette rapporto con la donna in mestruazione, in gravidanza, o in età tale che non abbia più possibilità di concepimento» (Agostino, Contro Giuliano).

    Sullo sfondo il peccato originale

    Oggi la Chiesa, obtorto collo, non solo ha lasciato cadere questi divie consentendo anche i matrimoni fra vedovi in tarda età ma autorizza, come alternativa ai contraccettivi, dei rapporti consumati nei periodi infecondi, dai quali  non può «risultare generazione»…

    E tuttavia, contro ogni logica e contro la sua stessa pratica, continua a ripetere che «l’atto coniugale per sua natura è ordinato a generare la prole» (Pio XI, Casti connubii); e che il piacere sessuale non è valido e  liberamente godibile per sé (purché non comporti violenza su altri) ma è un disvalore, riscattato unicamente dal fine procreativo.

    Il motivo di questo accanimento nell’interdire e inibire il più possibile il piacere, nel farlo vivere come debolezza e come colpa, è la necessità di rafforzare nei fedeli l’idea della vita come valle di lacrime, come espiazione del peccato originale e come transito verso il cielo.

    L’omofobia diventa così uno sbocco terminale, una spia di perversioni ben più profonde, cioè di una morale sessuofobica e di  una concezione dell’umanità come “massa dannata”,  riscattata solo attraverso la mortificazione da Gesù-Chiesa, ai quali (specie alla seconda) si devono infinita gratitudine e obbedienza.

      

    Read more: http://www.cattolicesimo-reale.it/2011/04/non-ce-piacere-senza-peccato/

    Un miliardo di euro l’anno, ogni anno. Ecco a quanto ammonta, approssimativamente, la porzione dell’otto per mille dell’Irpef di tutti i cittadini italiani che finisce ogni anno nelle casse della Chiesa cattolica. Se questa cifra rappresentasse realmente la volontà popolare ci sarebbe poco da dire. Invece deriva da meccanismi di calcolo ignorati dalla gran parte dei cittadini che si rendono così complici – loro malgrado – del dirottamento di un capitale tutt’altro che trascurabile a favore di una confessione religiosa. Capitale che potrebbe essere utilizzato, ad esempio, per compensare i massicci tagli all’Istruzione, alla Ricerca scientifica, alla Sanità, al Lavoro. Investimenti per tutti, non solo per pochi.

    Ogni anno il contribuente è chiamato a scegliere, apponendo la propria firma nell’apposito modulo, il destinatario dell’otto per mille dell’Irpef tra lo Stato, la Chiesa cattolica, l’Unione delle Chiese metodiste e valdesi, la Chiesa evangelica luterana, l’Unione delle comunità ebraiche, l’Unione delle Chiese cristiane avventiste del settimo giorno, le Assemblee di Dio.  Lo scorso anno lo Stato ha firmato altre sei intese – già definite nel 2007 dal governo Prodi – con altrettante confessioni (cristiani ortodossi, buddisti, mormoni, induisti, apostolici e testimoni di Geova), ma sono ancora in attesa di approvazione legislativa e non le troveremo della dichiarazione dei redditi 2011.

    E veniamo al punto. Con la sua firma, il contribuente non decide a chi destinare una porzione del suo Irpef, ma vota per la ripartizione del gettito derivante dall’otto per mille dell’Irpef di tutti i cittadini. In parole povere, la scelta di un contribuente con un reddito annuo di 20 mila euro pesa come quella di uno con un reddito di 200 mila. Valgono, insomma, le persone, non i loro redditi. Ma non è tutto. Il meccanismo di distribuzione dell’otto per mille contiene un’altra insidia che riguarda la valutazione delle scelte non espresse dai contribuenti. Attestandosi sul 60% circa del totale, le ‘non scelte’ condizionano fortemente la distribuzione del gettito perché vengono ripartite in proporzione alle preferenze espresse. Succede così che chi non firma si affida alle scelte degli altri, generando l’assurdo che la Chiesa cattolica, indicata da circa il 35% dei contribuenti, riceva più dell’80% dell’intera cifra. Ecco da dove viene il miliardo di euro che ogni anno la Cei incamera nelle sue casse. Non solo dai fedeli, ma da tutti quelli che, credenti o meno, non effettuano una scelta pensando erroneamente di destinare la totalità del proprio Irpef allo Stato.

    Ma anche chi firma per lo Stato finanzia in modo indiretto – e a sua insaputa – la Chiesa cattolica. Nel 2009, anno del terremoto a L’Aquila, dei quasi 44 milioni di euro di gettito spettanti allo Stato, i 10 milioni destinati ai Beni culturali sono stati devoluti al restauro di immobili ecclesiastici e analoga fine hanno fatto gran parte dei 14 milioni destinati agli “interventi per il sisma in Abruzzo”. A dicembre del 2010, invece, 60 milioni di euro dell’otto per mille di competenza statale sono stati destinati a lavori di abbellimento e restauro di chiese, conventi, sedi arcivescovili, monasteri, confraternite e basiliche della Cei. Un “regalino” natalizio giusto in concomitanza con la crisi del governo Berlusconi in seguito all’affaire Ruby.

    Insomma, chi non crede, chi crede in religioni non contemplate dalla spartizione o chi non vuole finanziare la Chiesa cattolica è in un vicolo cieco. Appurato che è necessario firmare onde evitare che la Cei faccia la parte del leone, quale beneficiario scegliere? Ognuno di loro pubblica su internet le sue “intenzioni”, anche se spesso poco chiare e, soprattutto, non documentate. Ecco una breve sintesi, con i link di riferimento.

    Lo Stato.   Dichiara di destinare la sua quota di otto per mille a settori di intervento quali la fame nel mondo, le calamità naturali, l’assistenza ai rifugiati, la conservazione dei beni culturali. In realtà non è sempre così, sia perché attinge dall’otto per mille per voci di bilancio ordinarie, sia perché parte della quota per la conservazione dei beni culturali viene comunque devoluta alla Chiesa per il restauro di luoghi di culto. In sostanza, si affida allo Stato un capitale senza che sia vincolato all’uso dichiarato. Va da sé che utilizzi “politici” siano tutt’altro che peregrini, come dimostrano i casi del 2009 e del 2010.

    La Chiesa cattolica.  Beneficiaria di oltre l’80% del gettito, è l’unica ad avere i mezzi per una campagna pubblicitaria battente che punta l’attenzione – prima della scadenza delle dichiarazioni – sulla solidarietà e gli aiuti al Terzo mondo. Da segnalare la campagna di quest’anno, IfeelCud, in cui la Cei invita i giovani dai 18 ai 35 anni a raccogliere i Cud dei pensionati della propria parrocchia (dopo essersi debitamente accertati che questi abbiano apposto la firma sulla “casella giusta”). In palio, pacchetti viaggio a Madrid per la giornata mondiale della gioventù.
    Nonostante le dichiarazioni di intenti, la Chiesa spende circa il20% della cifra in beneficenza, circa il 35% per gli stipendi del clero e il rimanente 45% è destinato alla voce non meglio definita ‘esigenze di culto’. Chi crede di fare una scelta di solidarietà casca, anche qui, male.

    L’Unione delle Chiese metodiste e valdesi.  I Valdesi destinano tutto l’ammontare della loro quota a progetti di natura sociale e assistenziale e forniscono un resoconto dettagliato dell’impiego dei fondi. Merita menzione la campagna “Facciamo qualcosa di laico” effettuata con i proventi dell’otto per mille del 2008 e dedicata allo sradicamento della discriminazione basata sulla diversità (di razza, di genere). La rimanente cifra è stata impiegata per finanziare oltre 200 progetti, in Italia e all’estero. Due di questi, in particolare, sono per la ricerca sulle cellule staminali.
    Il Sinodo ha stabilito che i fondi ricevuti non siano utilizzati per fini di culto ma unicamente per progetti di natura assistenziale, sociale e culturale. Ha deliberato inoltre che una quota corrispondente al 30% dell’importo totale dei fondi ricevuti sia devoluta a sostegno di progetti nei paesi in via di sviluppo «da realizzarsi in collaborazione con organismi internazionali sia religiosi che laici».

    Le altre confessioni. L’Unione delle comunità ebraiche italiane utilizza i fondi per formazione culturale, tutela delle minoranze e attività sociali; l’Unione Chiese cristiane avventiste del settimo giorno per interventi sociali, umanitari e culturali sia in Italia che all’estero; la Chiesa Evangelica Luterana in Italia alle spese di evangelizzazione, agli stipendi dei ministri di culto, a opere sociali, alle missioni, a iniziative culturali e spese di amministrazione; le Assemblee di Dio in Italia utilizzano l’otto per mille esclusivamente per progetti culturali e di solidarietà, in Italia e all’estero.

    Cosa fare, dunque? Innanzitutto una scelta oculata e informata, cercando così di ridurre al minimo l’ammontare delle scelte non espresse che condizionano tutto il meccanismo. In secondo luogo, pretendere che vengano pubblicati in dettaglio i resoconti di impiego della cifra spettante. In terzo luogo, cercare di partecipare attivamente alle numerose iniziative che – ad oggi senza alcun seguito – hanno cercato negli anni di abbattere un meccanismo discriminatorio che vede come beneficiario principale un solo soggetto, o almeno di far pressione per inserire nell’elenco delle destinazioni possibili voci di spesa fondamentali che lo Stato assottiglia sempre più. Una fra tutte, la ricerca scientifica, vessata da anni di tagli e riduzioni. Come se la salute e il progresso meritassero molta meno attenzione economica di quella elargita a piene mani dallo Stato ai luoghi di culto, per altro di una sola religione.

    Cecilia M. Calamani

    Scarica qui il volantino sull’otto per mille redatto dall’associazione  Civiltà Laica

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