Una pausa per riflettere su potenzialità e limiti dell'open publishing 

ImageUna pagina con sfondo nero (quasi a simboleggiare un lutto) accoglie il visitatore che entra nel sito web di Indymedia-Italia che, come noto, da pochi giorni ha chiuso i battenti.

"Indymedia-Italia – fa sapere lo staff attraverso la home page - a 6 anni dalla sua nascita ha bisogno di ripensare il suo modo di essere media, e per farlo ha bisogno di silenzio, di tacere, ha bisogno di ripartire senza rete e di allargare la discussione a 360 gradi".

Una notizia, questa, che in pochi minuti (nonostante il monito finale: "Per i becchini dei media ufficiali: il funerale è stato annullato e lo scoop si è afflosciato"), grazie alle agenzie di stampa (che si precipitano a battere la notizia), ai giornali on line e ai blog, fa il giro della rete.

D'altronde il portale della sinistra antagonista, come si ribadisce, "è nato dalle strade e dalle piazze" (sottolineando, così, il suo valore "sociale" di raccolta delle istanze della gente) luoghi, questi, "che hanno trovato spazio sulle diverse parti del sito: il newswire, la colonna centrale, le categorie tematiche, i dossier.

Ma anche il forum e le mailing-list.

Tutto ciò Indymedia lo ha fatto mantenendo sempre il suo essere network locale/globale che torna nelle strade e nelle piazze a chiudere il cerchio".

Ma quali i motivi della drastica decisione?
"Col passare degli anni – spiegano i curatori - persone e strumenti sono entrati in conflitto, e il caso più emblematico è proprio il newswire, l'area a pubblicazione libera, diretta e senza filtri (concetti alla base dell'open publishing), intorno a cui si assiste a costanti polemiche su cosa viene nascosto e perché, sulla pubblicazione di foto e filmati che mostrano i visi delle persone, o dei loro dati personali.
Anche le mailing-list sono entrate in crisi, fra scarsa partecipazione e/o difficoltà nelle discussioni, e la ricerca del consenso, ovvero l'armonizzazione delle diverse posizioni e sfumature, è diventata sempre più difficile".

E quindi, aggiungono, "tutto questo è oggetto di riflessione continua perché il senso critico impone di (ri)mettersi in discussione, sempre, ma il rumore di fondo è assordante e c'è bisogno di silenzio. In modo da poter ascoltare, osservare, valutare e concentrare le proprie energie sulle idee che altrimenti rischierebbero di restare sommerse. Il silenzio serve a questo, e di energie e idee, parliamone insieme, ripartendo da zero".

Dunque "Indymedia-Italia chiude per ricominciare" così come è emerso dalla plenaria del meeting e dalle discussioni delle ultime settimane:   "e' venuta fuori l'esigenza di modificare radicalmente indymedia italia, nei metodi, nella strutturazione e negli strumenti". Si è così quindi deciso "la chiusura del sito, che prevede la chiusura della pubblicazione e il congelamento del sito allo stato attuale (mantenendo quindi solo la possibilità di consultarlo); la chiusura di tutte le liste di italy imc, sia nazionali che locali e l'avvio di un nuovo process (richiesta di apertura di imc italy alla lista internazionale) con l'apertura di una nuova lista nella quale discutere le proposte di strutturazione del sito e del progetto".


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