"La vita è troppo bella per essere frutto del caso".
Questa è la frase che mi è capitato di leggere sul sito Corriere.it come commento alle dichiarazioni di Umberto Veronesi su religione e scienza.

Ma prima, diamo un'occhiata a cos'ha detto di così "trasgressivo" Veronesi:

"Scienza e fede non possono andare insieme perché la fede presuppone di credere ciecamente in qualcosa di rivelato nel passato, una specie di leggenda che ancora adesso persiste, senza criticarla, senza il diritto di mettere in dubbio i misteri e dogmi che vanno accettati o, meglio, subiti."

Secondo Veronesi, infatti, la religione, per definizione, è integralista, mentre la scienza vive nel dubbio, nella ricerca della verità, nel bisogno di provare, di criticare se stessa e riprovare. In sostanza, è la sua tesi, si tratta di due mondi e concezioni del pensiero molto lontani l'uno dall'altro, che non possono essere abbracciati tutti e due. Nel corso della trasmissione l'oncologo ha poi ricordato di venire da una famiglia religiosissima, «ho recitato il rosario tutte le sere fino ai 14 anni», ma di aver deciso di allontanarsi, nei primi tempi con grande difficoltà, dopo aver esaminato a fondo tutte le religioni. «Perché - ha concluso - mi sono convinto che ogni religione esprime il bisogno di una determinata popolazione in quel momento storico»

La religione impedisce di ragionare


Ora, so benissimo che probabilmente mi attirerò le ire di cattolici e credenti di diverse fedi, ma non riesco a non essere d'accordo con Veronesi.
La religione, e se vogliamo generalizzare, OGNI religione esistente, proviene da una serie di credenze passate, spesso nate migliaia di anni fa, che servivano come esempio morale, codice di condotta e spiegazione dei misteri del mondo.

Se il fatto di avere un punto di riferimento morale possa essere un aspetto positivo per l'essere umano, non bisogna tuttavia dimenticare che la religione è una creazione dell' uomo stesso, un tentativo di razionalizzare ciò che non poteva essere spiegato razionalmente, ottenendo l'effetto paradossalmente opposto: la creazione di una o più entità irrazionali che governano gli eventi dell' universo.

Il tutto aggravato dal fatto che, spesso e volentieri, queste entità supreme che dovrebbero essere modelli di temperanza, bontà, paternità e via dicendo non sono altro che esseri volubili, vendicativi, in tutto e per tutto simili all'essere umano. Perchè? Normale: sono il prodotto dell'essere umano, che usa i propri modelli comportamentali e sociali per caratterizzare le sue divinità. E' così che nasce l'impossibilità di accettare cambiamenti, ad esempio: mettere in dubbio, criticare, non accettare le regole di un credo non mette in crisi la divinità (che pare fregarsene altamente di ciò che facciamo sul nostro pianetucolo), ma l'essere umano che ha creato il divino, ed attraverso esso a raggiunto uno status sociale al quale non vuole rinunciare.

La "morale di base", inoltre, quello che potremmo definire un "gruppo di regole fondamentali per il quieto vivere", non ha nulla a che fare con la religione. Se vogliamo risalire al momento in cui è nato il concetto di "non uccidere" ad esempio, arriviamo a tempi in cui l'uomo apprese che togliere la vita ad un individuo della propria specie non avrebbe fatto altro che diminuire le sue possibilità di sopravvivenza ed indebolire la comunità.

L'empatia umana non dipende dal credo religioso, ma è un meccanismo naturale sviluppato allo scopo di ottenere le maggiori probabilità di sopravvivenza. Vogliamo fare un esempio? Eccolo: perchè l'uomo è un animale sociale? Perchè il gruppo gli consente di ottenere le maggiori probabilità di sopravvivenza. E cosa c'è di meglio, per rafforzare un gruppo di individui della stessa specie, che avere la capacità di condividere le stesse emozioni, gioie e dolori, entrando in "comunicazione empatica"?

Questo aspetto della natura umana tuttavia, per quanto sia il risultato di un'esigenza del tutto naturale e volta alla sopravvivenza, non degrada la qualità delle nostre emozioni. Non c'è bisogno di credere in qualcosa per rendersi conto che il mondo è meraviglioso; non c'è bisogno di credere all'esistenza di entità divine per comprendere che l'essere umano ed il regno naturale sono "macchine" straordinarie, capaci di una profondità incredibilmente complessa.

La scienza non è perfetta, anzi. La scienza ha la sua ortodossia, è evidente; commette i suoi errori, è sotto gli occhi di tutti; e di certo non ha la spiegazione per tutto ciò che ci circonda, è normale ed umano, visto e considerato che è da meno di due secoli che abbiamo iniziato ad avere strumenti d'indagine adeguati per spiegare l'universo.
Quello che però la scienza ci consente di fare è cambiare punto di vista. Di fronte a sempre nuove prove, la scienza viene costantemente smentita, rinascendo dalle sue stesse ceneri rafforzata e con una spiegazione in più.

E mi sconcerta non poco la frase:"La vita è troppo bella per essere frutto del caso".
Perchè? Perchè per prima cosa non è una dimostrazione di nulla. Se fossi depresso, potrei dire "la vita è troppo brutta per essere frutto del caso", ottenendo la stessa irrazionalità che spesso viene portata come prova dell'esistenza del divino, ma che prova non è affatto.

Secondo: perchè essere il frutto del caso è qualcosa che degrada la nostra concezione della vita? Semmai, essere frutto del caso dovrebbe ottenere l'effetto contrario. Se è vero che siamo frutto del caso, se è vero che la vita è frutto di casuali ricombinazioni di molecole che finiscono per formare qualcosa di organico da ciò che organico non era, tutto questo non è assolutamente affascinante?

Perchè al giorno d'oggi, in un mondo in cui stiamo cercando ancora di uscire da secoli e secoli di ottusità religiosa che per certi versi ha letteralmente bloccato la ricerca scientifica e lo sviluppo sociale, subiamo ancora attacchi allo scopo di dimostrare, ad esempio, che il Creazionismo è realtà e che il mondo sia nato 6000 anni fa, sebbene non ci sia una sola prova che possa sostenere questa assurda ipotesi?

Una teoria, per quanto imperfetta o non completamente dimostrata, è sempre meglio di un'invenzione non supportata dalla minima prova. O mi sbaglio?



Fonte del contenuto

Author:ZonWu


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