| 05 Febbraio 2010
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Bazzecole -
notizie e articoli
"Scienza
e fede non possono andare insieme perché la fede presuppone di credere
ciecamente in qualcosa di rivelato nel passato, una specie di leggenda
che ancora adesso persiste, senza criticarla, senza il diritto di
mettere in dubbio i misteri e dogmi che vanno accettati o, meglio,
subiti."
Secondo
Veronesi, infatti, la religione, per definizione, è integralista,
mentre la scienza vive nel dubbio, nella ricerca della verità, nel
bisogno di provare, di criticare se stessa e riprovare. In sostanza, è
la sua tesi, si tratta di due mondi e concezioni del pensiero molto
lontani l'uno dall'altro, che non possono essere abbracciati tutti e
due. Nel corso della trasmissione l'oncologo ha poi ricordato di venire
da una famiglia religiosissima, «ho recitato il rosario tutte le sere
fino ai 14 anni», ma di aver deciso di allontanarsi, nei primi tempi
con grande difficoltà, dopo aver esaminato a fondo tutte le religioni.
«Perché - ha concluso - mi sono convinto che ogni religione esprime il
bisogno di una determinata popolazione in quel momento storico»
La religione impedisce di ragionare
Ora,
so benissimo che probabilmente mi attirerò le ire di cattolici e
credenti di diverse fedi, ma non riesco a non essere d'accordo con
Veronesi.
La religione, e se
vogliamo generalizzare, OGNI religione esistente, proviene da una serie
di credenze passate, spesso nate migliaia di anni fa, che servivano
come esempio morale, codice di condotta e spiegazione dei misteri del
mondo.
Se il fatto di avere un punto di riferimento morale possa
essere un aspetto positivo per l'essere umano, non bisogna tuttavia
dimenticare che la religione è una creazione dell' uomo stesso, un
tentativo di razionalizzare ciò che non poteva essere spiegato
razionalmente, ottenendo l'effetto paradossalmente opposto: la
creazione di una o più entità irrazionali che governano gli eventi
dell' universo.
Il tutto aggravato dal fatto che, spesso e
volentieri, queste entità supreme che dovrebbero essere modelli di
temperanza, bontà, paternità e via dicendo non sono altro che esseri
volubili, vendicativi, in tutto e per tutto simili all'essere umano.
Perchè? Normale: sono il prodotto dell'essere umano, che usa i propri
modelli comportamentali e sociali per caratterizzare le sue divinità.
E' così che nasce l'impossibilità di accettare cambiamenti, ad esempio:
mettere in dubbio, criticare, non accettare le regole di un credo non
mette in crisi la divinità (che pare fregarsene altamente di ciò che
facciamo sul nostro pianetucolo), ma l'essere umano che ha creato il
divino, ed attraverso esso a raggiunto uno status sociale al quale non
vuole rinunciare.
La "morale di base", inoltre, quello che potremmo definire un "gruppo di regole fondamentali per il quieto vivere",
non ha nulla a che fare con la religione. Se vogliamo risalire al
momento in cui è nato il concetto di "non uccidere" ad esempio,
arriviamo a tempi in cui l'uomo apprese che togliere la vita ad un
individuo della propria specie non avrebbe fatto altro che diminuire le
sue possibilità di sopravvivenza ed indebolire la comunità.
L'empatia
umana non dipende dal credo religioso, ma è un meccanismo naturale
sviluppato allo scopo di ottenere le maggiori probabilità di
sopravvivenza. Vogliamo fare un esempio? Eccolo: perchè l'uomo è un
animale sociale? Perchè il gruppo gli consente di ottenere le maggiori
probabilità di sopravvivenza. E cosa c'è di meglio, per rafforzare un
gruppo di individui della stessa specie, che avere la capacità di
condividere le stesse emozioni, gioie e dolori, entrando in
"comunicazione empatica"?
Questo aspetto della natura umana
tuttavia, per quanto sia il risultato di un'esigenza del tutto naturale
e volta alla sopravvivenza, non degrada la qualità delle nostre
emozioni. Non c'è bisogno di credere in qualcosa per rendersi conto che
il mondo è meraviglioso; non c'è bisogno di credere all'esistenza di
entità divine per comprendere che l'essere umano ed il regno naturale
sono "macchine" straordinarie, capaci di una profondità incredibilmente
complessa.
La scienza non è perfetta, anzi. La scienza ha la sua
ortodossia, è evidente; commette i suoi errori, è sotto gli occhi di
tutti; e di certo non ha la spiegazione per tutto ciò che ci circonda,
è normale ed umano, visto e considerato che è da meno di due secoli che
abbiamo iniziato ad avere strumenti d'indagine adeguati per spiegare
l'universo.
Quello che però la scienza ci consente di fare è cambiare punto di vista.
Di fronte a sempre nuove prove, la scienza viene costantemente
smentita, rinascendo dalle sue stesse ceneri rafforzata e con una
spiegazione in più.
E mi sconcerta non poco la frase:"La vita è troppo bella per essere frutto del caso".
Perchè?
Perchè per prima cosa non è una dimostrazione di nulla. Se fossi
depresso, potrei dire "la vita è troppo brutta per essere frutto del
caso", ottenendo la stessa irrazionalità che spesso viene portata come
prova dell'esistenza del divino, ma che prova non è affatto.
Secondo:
perchè essere il frutto del caso è qualcosa che degrada la nostra
concezione della vita? Semmai, essere frutto del caso dovrebbe ottenere
l'effetto contrario. Se è vero che siamo frutto del caso, se è vero che
la vita è frutto di casuali ricombinazioni di molecole che finiscono
per formare qualcosa di organico da ciò che organico non era, tutto
questo non è assolutamente affascinante?
Perchè al giorno
d'oggi, in un mondo in cui stiamo cercando ancora di uscire da secoli e
secoli di ottusità religiosa che per certi versi ha letteralmente
bloccato la ricerca scientifica e lo sviluppo sociale, subiamo ancora
attacchi allo scopo di dimostrare, ad esempio, che il Creazionismo è
realtà e che il mondo sia nato 6000 anni fa, sebbene non ci sia una
sola prova che possa sostenere questa assurda ipotesi?
Una
teoria, per quanto imperfetta o non completamente dimostrata, è sempre
meglio di un'invenzione non supportata dalla minima prova. O mi sbaglio?
Author:ZonWu
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